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May 10 la mia sera
mi sono accorta di non aver mai scritto qual è la mia poesia preferita...beh io sono innamorata solo dell'ultima strofa, ma per coerenza al povero Pascoli la metto tutta...se no poi mi si rivolta nella tomba ...
May 09 giornata di pioggiaTaci. Su le soglie E piove su i nostri volti
La pioggia nel pineto __ D'Annunzio December 11 conosciuto grazie al meraviglioso Accorsi di "ovunque sei"troppo fischiato e troppo poco applaudito
Congedo del viaggiatore ceriomonioso
(Giorgio Caproni)
Amici, credo che sia
meglio per me cominciare
a tirar giú la valigia.
Anche se non so bene l’ora
d’arrivo, e neppure
conosca quali stazioni
precedano la mia,
sicuri segni mi dicono,
da quanto m’è giunto all’orecchio
di questi luoghi, ch’io
vi dovrò presto lasciare.
Vogliatemi perdonare
quel po’ di disturbo che reco.
Con voi sono stato lieto
dalla partenza, e molto
vi sono grato, credetemi,
per l’ottima compagnia.
Ancora vorrei conversare
a lungo con voi. Ma sia.
Il luogo del trasferimento
lo ignoro. Sento
però che vi dovrò ricordare
spesso, nella nuova sede,
mentre il mio occhio già vede
dal finestrino, oltre il fumo
umido del nebbione
che ci avvolge, rosso
il disco della mia stazione.
Chiedo congedo a voi
senza potervi nascondere,
lieve, una costernazione.
Era cosí bello parlare
insieme, seduti di fronte:
cosí bello confondere
i volti (fumare,
scambiandoci le sigarette),
e tutto quel raccontare
di noi (quell’inventare
facile, nel dire agli altri),
fino a poter confessare
quanto, anche messi alle strette,
mai avremmo osato un istante
(per sbaglio) confidare.
(Scusate. È una valigia pesante
anche se non contiene gran che:
tanto ch’io mi domando perché
l’ho recata, e quale
aiuto mi potrà dare
poi, quando l’avrò con me.
Ma pur la debbo portare,
non fosse che per seguire l’uso.
Lasciatemi, vi prego, passare.
Ecco. Ora ch’essa è
nel corridoio, mi sento
piú sciolto. Vogliate scusare).
Dicevo, ch’era bello stare
insieme. Chiacchierare.
Abbiamo avuto qualche
diverbio, è naturale.
Ci siamo – ed è normale
anche questo – odiati
su piú d’un punto, e frenati
soltanto per cortesia.
Ma, cos’importa. Sia
come sia, torno
a dirvi, e di cuore, grazie
per l’ottima compagnia.
Congedo a lei, dottore,
e alla sua faconda dottrina.
Congedo a te, ragazzina
smilza, e al tuo lieve afrore
di ricreatorio e di prato
sul volto, la cui tinta
mite è sí lieve spinta.
Congedo, o militare
(o marinaio! In terra
come in cielo ed in mare)
alla pace e alla guerra.
Ed anche a lei, sacerdote,
congedo, che m’ha chiesto s’io
(scherzava!) ho avuto in dote
di credere al vero Dio.
Congedo alla sapienza
e congedo all’amore.
Congedo anche alla religione.
Ormai sono a destinazione.
Ora che piú forte sento
stridere il freno, vi lascio
davvero, amici. Addio.
Di questo, sono certo: io
son giunto alla disperazione
calma, senza sgomento.
Scendo. Buon proseguimento.
October 20 Libertà
Sui miei quaderni di scolaro Sui miei banchi e sugli alberi Sulla sabbia e sulla neve Io scrivo il tuo nome
Su tutte le pagine lette Su tutte le pagine bianche Pietra sangue carta cenere Io scrivo il tuo nome
Sulle dorate immagini Sulle armi dei guerrieri Sulla corona dei re Io scrivo il tuo nome
Sulla giungla e sul deserto Sui nidi sulle ginestre Sull'eco della mia infanzia Io scrivo il tuo nome
Sui prodigi della notte Sul pane bianco dei giorni Sulle stagioni promesse Io scrivo il tuo nome
Su tutti i miei squarci d'azzurro Sullo stagno sole disfatto Sul lago luna viva Io scrivo il tuo nome
Sui campi sull'orizzonte Sulle ali degli uccelli Sul mulino delle ombre Io scrivo il tuo nome
Su ogni soffio d'aurora Sul mare sulle barche Sulla montagna demente Io scrivo il tuo nome
Sulla schiuma delle nuvole Sui sudori dell'uragano Sulla pioggia fitta e smorta Io scrivo il tuo nome
Sulle forme scintillanti Sulle campane dei colori Sulla verità fisica Io scrivo il tuo nome
Sui sentieri ridestati Sulle strade aperte Sulle piazze dilaganti Io scrivo il tuo nome
Sul lume che s'accende Sul lume che si spegne Sulle mie case raccolte Io scrivo il tuo nome
Sul frutto spaccato in due Dello specchio e della mia stanza Sul mio letto conchiglia vuota Io scrivo il tuo nome
Sul mio cane goloso e tenero Sulle sue orecchie ritte Sulla sua zampa maldestra Io scrivo il tuo nome
Sul trampolino della mia porta Sugli oggetti di famiglia Sull'onda del fuoco benedetto Io scrivo il tuo nome
Su ogni carne consentita Sulla fronte dei miei amici Su ogni mano che si tende Io scrivo il tuo nome
Sui vetri degli stupori Sulle labbra intente Al di sopra del silenzio Io scrivo il tuo nome
Su ogni mio infranto rifugio Su ogni mio crollato faro Sui muri della mia noia Io scrivo il tuo nome
Sull'assenza che non desidera Sulla nuda solitudine Sui sentieri della morte Io scrivo il tuo nome
Sul rinnovato vigore Sullo scomparso pericolo Sulla speranza senza ricordo Io scrivo il tuo nome
E per la forza di una parola Io ricomincio la mia vita Sono nato per conoscerti Per nominarti Libertà. PAUL ELUARD Amore non è amoreNon sia mai ch'io ponga impedimenti
all'unione di anime fedeli; Amore non è amore se muta quando scopre un mutamento o tende a svanire quando l'altro s'allontana. Oh no! Amore è un faro sempre fisso che sovrasta la tempesta e non vacilla mai; è la stella-guida di ogni sperduta barca, il cui valore è sconosciuto, benché nota la distanza. Amore non è soggetto al Tempo, pur se rosee labbra e gote dovran cadere sotto la sua curva lama; Amore non muta in poche ore o settimane, ma impavido resiste al giorno estremo del giudizio: se questo è errore e mi sarà provato, io non ho mai scritto, e nessuno ha mai amato.
William Shakespeare Tristezza della LunaCon maggiore indolenza questa sera La Luna sogna; al pari d'una bella Sopra molti cuscini, che con una mano distratta e lieve accarezza i contorni Del proprio seno prima di dormire, Sul dorso vellutato delle molli Valanghe ella smorendo s'abbandona Ai suoi lunghi deliqui, e volge gli occhi Alle bianche visioni che nel cielo Salgono come fioriture. Quando Nel suo pigro languore a volte lascia Cadere sulla terra una furtiva Lacrima, un pio poeta, ch'è nemico Del sonno, dentro il cavo della mano Prende la pallida stilla iridata Come scheggia d'opale, e, via dagli occhi Del sole, la ripone nel suo cuore
Charles Baudelaire |
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