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    May 10

    la mia sera

     

    mi sono accorta di non aver mai scritto qual è la mia poesia preferita...beh io sono innamorata solo dell'ultima strofa, ma per coerenza al povero Pascoli la metto tutta...se no poi mi si rivolta nella tomba ...

     


    Il giorno fu pieno di lampi;
    ma ora verranno le stelle,
    le tacite stelle. Nei campi
    c'è un breve gre gre di ranelle.
    Le tremule foglie dei pioppi
    trascorre una gioia leggera.
    Nel giorno, che lampi! che scoppi!
    Che pace, la sera! 
    Si devono aprire le stelle
    nel cielo sì tenero e vivo.
    Là, presso le allegre ranelle,
    singhiozza monotono un rivo.
    Di tutto quel cupo tumulto,
    di tutta quell'aspra bufera,
    non resta che un dolce singulto
    nell'umida sera.
    E', quella infinita tempesta,
    finita in un rivo canoro.
    Dei fulmini fragili restano
    cirri di porpora e d'oro.
    O stanco dolore, riposa!
    La nube nel giorno più nera
    fu quella che vedo più rosa
    nell'ultima sera.
    Che voli di rondini intorno!
    Che gridi nell'aria serena!
    La fame del povero giorno
    prolunga la garrula cena.
    La parte, sì piccola, i nidi
    nel giorno non l'ebbero intera.
    Nè io ... che voli, che gridi,
    mia limpida sera!


    Don ... Don ... E mi dicono, Dormi!
    mi cantano, Dormi! sussurrano, 
    Dormi! bisbigliano, Dormi!
    là, voci di tenebra azzurra ...
    Mi sembrano canti di culla,
    che fanno ch'io torni com'era ...
    sentivo mia madre ... poi nulla ...
    sul far della sera.

    May 09

    giornata di pioggia

    Taci. Su le soglie
    del bosco non odo
    parole che dici
    umane; ma odo
    parole più nuove
    che parlano gocciole e foglie
    lontane.
    Ascolta. Piove
    dalle nuvole sparse.
    Piove su le tamerici
    salmastre ed arse,
    piove sui pini
    scagliosi ed irti,
    piove su i mirti
    divini,
    su le ginestre fulgenti
    di fiori accolti,
    su i ginepri folti
    di coccole aulenti,
    piove su i nostri volti
    silvani,
    piove su le nostre mani
    ignude,
    su i nostri vestimenti
    leggeri,
    su i freschi pensieri
    che l'anima schiude
    novella,
    su la favola bella
    che ieri
    t'illuse, che oggi m'illude,
    o Ermione.

    Odi? La pioggia cade
    su la solitaria
    verdura
    con un crepitio che dura
    e varia nell'aria secondo le fronde
    più rade, men rade.
    Ascolta. Risponde
    al pianto il canto
    delle cicale
    che il pianto australe
    non impaura,
    né il ciel cinerino.
    E il pino
    ha un suono, e il mirto
    altro suono, e il ginepro
    altro ancora, stromenti
    diversi
    sotto innumerevoli dita.
    E immensi
    noi siam nello spirito
    silvestre,
    d'arborea vita viventi;
    e il tuo volto ebro
    è molle di pioggia
    come una foglia,
    e le tue chiome
    auliscono come
    le chiare ginestre,
    o creatura terrestre
    che hai nome
    Ermione.

    Ascolta, Ascolta. L'accordo
    delle aeree cicale
    a poco a poco
    più sordo
    si fa sotto il pianto
    che cresce;
    ma un canto vi si mesce
    più roco
    che di laggiù sale,
    dall'umida ombra remota.
    Più sordo e più fioco
    s'allenta, si spegne.
    Sola una nota
    ancor trema, si spegne,
    risorge, trema, si spegne.
    Non s'ode su tutta la fronda
    crosciare
    l'argentea pioggia
    che monda,
    il croscio che varia
    secondo la fronda
    più folta, men folta.
    Ascolta.
    La figlia dell'aria
    è muta: ma la figlia
    del limo lontana,
    la rana,
    canta nell'ombra più fonda,
    chi sa dove, chi sa dove!
    E piove su le tue ciglia,
    Ermione.

    Piove su le tue ciglia nere
    sì che par tu pianga
    ma di piacere; non bianca
    ma quasi fatta virente,
    par da scorza tu esca.
    E tutta la vita è in noi fresca
    aulente,
    il cuor nel petto è come pesca
    intatta,
    tra le palpebre gli occhi
    son come polle tra l'erbe,
    i denti negli alveoli
    son come mandorle acerbe.
    E andiam di fratta in fratta,
    or congiunti or disciolti
    ( e il verde vigor rude
    ci allaccia i melleoli
    c'intrica i ginocchi)
    chi sa dove, chi sa dove!

    E piove su i nostri volti
    silvani,
    piove su le nostre mani
    ignude,
    su i nostri vestimenti
    leggeri,
    su i freschi pensieri
    che l'anima schiude
    novella,
    su la favola bella
    che ieri
    m'illuse, che oggi t'illude,
    o Ermione.

     

    La  pioggia  nel  pineto  __ D'Annunzio

    December 11

    conosciuto grazie al meraviglioso Accorsi di "ovunque sei"troppo fischiato e troppo poco applaudito

    Congedo del viaggiatore ceriomonioso
    (Giorgio Caproni)
     
    Amici, credo che sia
    meglio per me cominciare
    a tirar giú la valigia.
    Anche se non so bene l’ora
    d’arrivo, e neppure
    conosca quali stazioni
    precedano la mia,
    sicuri segni mi dicono,
    da quanto m’è giunto all’orecchio
    di questi luoghi, ch’io
    vi dovrò presto lasciare.
     
    Vogliatemi perdonare
    quel po’ di disturbo che reco.
    Con voi sono stato lieto
    dalla partenza, e molto
    vi sono grato, credetemi,
    per l’ottima compagnia.
     
    Ancora vorrei conversare
    a lungo con voi. Ma sia.
    Il luogo del trasferimento
    lo ignoro. Sento
    però che vi dovrò ricordare
    spesso, nella nuova sede,
    mentre il mio occhio già vede
    dal finestrino, oltre il fumo
    umido del nebbione
    che ci avvolge, rosso
    il disco della mia stazione.
     
    Chiedo congedo a voi
    senza potervi nascondere,
    lieve, una costernazione.
    Era cosí bello parlare
    insieme, seduti di fronte:
    cosí bello confondere
    i volti (fumare,
    scambiandoci le sigarette),
    e tutto quel raccontare
    di noi (quell’inventare
    facile, nel dire agli altri),
    fino a poter confessare
    quanto, anche messi alle strette,
    mai avremmo osato un istante
    (per sbaglio) confidare.
     
    (Scusate. È una valigia pesante
    anche se non contiene gran che:
    tanto ch’io mi domando perché
    l’ho recata, e quale
    aiuto mi potrà dare
    poi, quando l’avrò con me.
    Ma pur la debbo portare,
    non fosse che per seguire l’uso.
    Lasciatemi, vi prego, passare.
    Ecco. Ora ch’essa è
    nel corridoio, mi sento
    piú sciolto. Vogliate scusare).
     
    Dicevo, ch’era bello stare
    insieme. Chiacchierare.
    Abbiamo avuto qualche
    diverbio, è naturale.
    Ci siamo – ed è normale
    anche questo – odiati
    su piú d’un punto, e frenati
    soltanto per cortesia.
    Ma, cos’importa. Sia
    come sia, torno
    a dirvi, e di cuore, grazie
    per l’ottima compagnia.
     
    Congedo a lei, dottore,
    e alla sua faconda dottrina.
    Congedo a te, ragazzina
    smilza, e al tuo lieve afrore
    di ricreatorio e di prato
    sul volto, la cui tinta
    mite è sí lieve spinta.
    Congedo, o militare
    (o marinaio! In terra
    come in cielo ed in mare)
    alla pace e alla guerra.
    Ed anche a lei, sacerdote,
    congedo, che m’ha chiesto s’io
    (scherzava!) ho avuto in dote
    di credere al vero Dio.
     
    Congedo alla sapienza
    e congedo all’amore.
    Congedo anche alla religione.
    Ormai sono a destinazione.
     
    Ora che piú forte sento
    stridere il freno, vi lascio
    davvero, amici. Addio.
    Di questo, sono certo: io
    son giunto alla disperazione
    calma, senza sgomento.
     
    Scendo. Buon proseguimento.

    October 20

    Libertà

     

    Sui miei quaderni di scolaro

    Sui miei banchi e sugli alberi

    Sulla sabbia e sulla neve

    Io scrivo il tuo nome

     

    Su tutte le pagine lette

    Su tutte le pagine bianche

    Pietra sangue carta cenere

    Io scrivo il tuo nome

     

    Sulle dorate immagini

    Sulle armi dei guerrieri

    Sulla corona dei re

    Io scrivo il tuo nome

     

    Sulla giungla e sul deserto

    Sui nidi sulle ginestre

    Sull'eco della mia infanzia

    Io scrivo il tuo nome

     

    Sui prodigi della notte

    Sul pane bianco dei giorni

    Sulle stagioni promesse

    Io scrivo il tuo nome

     

    Su tutti i miei squarci d'azzurro

    Sullo stagno sole disfatto

    Sul lago luna viva

    Io scrivo il tuo nome

     

    Sui campi sull'orizzonte

    Sulle ali degli uccelli

    Sul mulino delle ombre

    Io scrivo il tuo nome

     

    Su ogni soffio d'aurora

    Sul mare sulle barche

    Sulla montagna demente

    Io scrivo il tuo nome

     

    Sulla schiuma delle nuvole

    Sui sudori dell'uragano

    Sulla pioggia fitta e smorta

    Io scrivo il tuo nome

     

     

    Sulle forme scintillanti

    Sulle campane dei colori

    Sulla verità fisica

    Io scrivo il tuo nome

     

    Sui sentieri ridestati

    Sulle strade aperte

    Sulle piazze dilaganti

    Io scrivo il tuo nome

     

    Sul lume che s'accende

    Sul lume che si spegne

    Sulle mie case raccolte

    Io scrivo il tuo nome

     

    Sul frutto spaccato in due

    Dello specchio e della mia stanza

    Sul mio letto conchiglia vuota

    Io scrivo il tuo nome

     

    Sul mio cane goloso e tenero

    Sulle sue orecchie ritte

    Sulla sua zampa maldestra

    Io scrivo il tuo nome

     

    Sul trampolino della mia porta

    Sugli oggetti di famiglia

    Sull'onda del fuoco benedetto

    Io scrivo il tuo nome

     

    Su ogni carne consentita

    Sulla fronte dei miei amici

    Su ogni mano che si tende

    Io scrivo il tuo nome

     

    Sui vetri degli stupori

    Sulle labbra intente

    Al di sopra del silenzio

    Io scrivo il tuo nome

     

    Su ogni mio infranto rifugio

    Su ogni mio crollato faro

    Sui muri della mia noia

    Io scrivo il tuo nome

     

     

    Sull'assenza che non desidera

    Sulla nuda solitudine

    Sui sentieri della morte

    Io scrivo il tuo nome

     

    Sul rinnovato vigore

    Sullo scomparso pericolo

    Sulla speranza senza ricordo

    Io scrivo il tuo nome

     

    E per la forza di una parola

    Io ricomincio la mia vita

    Sono nato per conoscerti

    Per nominarti

    Libertà.

                         PAUL ELUARD

    Amore non è amore

    Non sia mai ch'io ponga impedimenti

    all'unione di anime fedeli; Amore non è amore

    se muta quando scopre un mutamento

    o tende a svanire quando l'altro s'allontana.

    Oh no! Amore è un faro sempre fisso

    che sovrasta la tempesta e non vacilla mai;

    è la stella-guida di ogni sperduta barca,

    il cui valore è sconosciuto, benché nota la distanza.

    Amore non è soggetto al Tempo, pur se rosee labbra e gote

    dovran cadere sotto la sua curva lama;

    Amore non muta in poche ore o settimane,

    ma impavido resiste al giorno estremo del giudizio:

    se questo è errore e mi sarà provato,

    io non ho mai scritto, e nessuno ha mai amato.

     

    William Shakespeare

    Tristezza della Luna

     
     

    Con maggiore indolenza questa sera

    La Luna sogna; al pari d'una bella

    Sopra molti cuscini, che con una mano

    distratta e lieve accarezza i contorni

    Del proprio seno prima di dormire,

    Sul dorso vellutato delle molli

    Valanghe ella smorendo s'abbandona

    Ai suoi lunghi deliqui, e volge gli occhi

    Alle bianche visioni che nel cielo

    Salgono come fioriture. Quando

    Nel suo pigro languore a volte lascia

    Cadere sulla terra una furtiva

    Lacrima, un pio poeta, ch'è nemico

    Del sonno, dentro il cavo della mano

    Prende la pallida stilla iridata

    Come scheggia d'opale, e, via dagli occhi

    Del sole, la ripone nel suo cuore

     

    Charles Baudelaire